Seminario\ Conferenza : Connessione Corpo\ Mente (Bologna)

ABSTRACT SEMINARIO-CONFERENZA CONNESSIONE CORPO-MENTE

"La felicità è benefica per il corpo, ma è il dolore che sviluppa i poteri della mente" M. Proust

Ho sempre sospettato che la psiche avesse un ruolo nei processi di guarigione. Eppure non è stato facile trovare le evidenze scientifiche. La connessione corpo-mente la sperimentavo ogni giorno nei miei anni di specializzazione in Medicina dello Sport e nei successivi anni di specializzazione in Fisiatria e ne avevo una continua conferma durante la mia attività professionale, curando numerosi atleti e pazienti affetti da diverse patologie mediche. Certo, da fisiatra e medico dello sport e medico manuale, mai avrei pensato di dover dare un ruolo fondamentale alla mente. Grazie alla Medicina Manuale assistevo a cose straordinarie, persone che miglioravano già dopo una seduta, sintomatologie dolorose che scomparivano dopo pochi trattamenti, atleti e persone che dopo un ciclo di Medicina Manuale (4- 5 sedute) ritornavano a praticare la loro attività sportiva e a migliorare la loro qualità della vita. Alcuni, però, dopo alcuni mesi, ripresentavano gli stessi sintomi in relazione a particolare stress. In uno studio effettuato alcuni anni fa, insieme ai miei collaboratori ( i terapisti Felice Arieta, Ferdinando Ritrovato, Manon Vallone, Margherita De Cicco, Sonia Chirico) su 850 pazienti affetti da lombosciatalgie croniche e, seguiti dal 1998 al 2006 presso i nostri centri ( C.M.R. Centri di Medicina Riabilitativa, era emerso con evidenza che conflitti, lutti, predite, cioè situazioni particolarmente stressanti, in molti casi, condizionavano riacutizzazioni della sintomatologia durante il trattamento o provocavano recidive a distanza. In tutti questi anni ho sempre cercato le evidenze scientifiche per quella che era comunque una intuizione incontrovertibile e un dato di fatto inconfutabile. Il tentativo, infatti, di collegare il vissuto di un individuo e le sue patologie, è stato da sempre oggetto di studio. Non starò ora ad elencare tutti i dati che almeno quarant’anni di studi sul tema hanno prodotto, mi limiterò a citare i testi e gli autori che più hanno influenzato su questo tema la mia formazione. Nei testi della Medicina cosiddetta convenzionale c’era poco di tutto questo e ho dovuto cercare nei territori delle Medicine cosiddette “alternative”, medicine metaforiche, nel senso che vedevano il sintomo non solo come un fatto fisico, ma come la traduzione di una emozione, una storia, un “karma”, come un linguaggio che il corpo usava per parlare d’altro, come il teatro dell’inconscio materializzato in una lesione, in una massa, in una disfunzione. Cominciai a leggere testi di Medicina Cinese, Ayurvedica, sulla Psiconeuroendocrinoimmunologia, la scienza che studia i rapporti e le interconnesioni tra la psiche, il sistema nervoso, gli organi e le cellule del sistema immunitario. Tra le tante letture, incuriosito e nello stesso tempo attratto da miei pazienti con sintomi neurologici inspiegabili, paralisi improvvise, dolori recidivanti e disturbi incurabili che guarivano dopo la rimozione di un trauma vissuto e rimosso, mi imbattei in una inchiesta sulle guarigioni straordinarie. Due autori statunitensi Marc Ian Barasch e Caryle Hirshberg avevano raccolto un’ampia casistica in tutto il mondo (Lourdes compresa), a dimostrazione del fatto che i cosiddetti “miracoli” fossero più frequenti di quanto si potesse pensare. Casi di tumore ma anche di AIDS. Il libro non si limitava ad una esposizione di casi clinici, questi erano solo il punto di partenza per mostrare come il corpo possedeva in se’ le capacità di autoguarirsi in presenza di malattie anche gravi. Studiavo e riflettevo sul fatto che ciò che dicevano questi testi fosse per me un risuonare prorompente di una verità così lampante da essere indiscutibile, eppure non ascoltata nei circuiti medici convenzionali. Così come successo trenta anni prima per la Medicina Manuale, branca medica quasi osteggiata e tenuta nascosta dalla Medicina convenzionale, anche nel caso di tutti gli studi sulla connessione mente- corpo non veniva dato il giusto riconoscimento scientifico, nonostante già nel 1970, sul numero 167 della prestigiosa rivista “Science” venivano pubblicate le ricerche effettuate dal Dottor Herbert Benson sulla “Efficacia della meditazione trascendentale nel miglioramento e nella guarigione di malattie cardiache”. Ma di tutto questo, così come della Medicina Manuale in ambito universitario, nessuno ne parlava. Per merito della Medicina Manuale, riuscivo a curare ma, per arrivare alla guarigione, solo la Medicina Manuale non bastava; riducevo i sintomi, alleviavo il dolore, miglioravo l’articolarità e la funzionalità dell’arto o dell’organo colpito, miglioravo la qualità della vita di moltissimi pazienti ma quale fosse il “relais”( il punto di collegamento) che davvero facesse scattare la trasformazione, il cambiamento radicale da stato di malattia a guarigione, non mi era ancora chiaro. Allora cominciai ad osservare quali fossero i punti in comune a tutte le vicende di guarigione che mi capitava di analizzare. In tutti i casi di guarigione vera e duratura, avevo ridato la speranza e fiducia e migliorato la qualità di vita dei miei pazienti grazie alle tecniche manuali ma dove avevo avuto una guarigione completa, era sempre intervenuta la psiche e lo strumento era stato il cambiamento. Nel dettaglio, in tutti i casi il cambiamento riguardava il rispetto di sé, una vita affettiva e spirituale gratificante, l’apertura e la comprensione verso se stessi e gli altri, la disponibilità a cambiare le abitudini e gli atteggiamenti mentali negativi. Non a caso, queste sono le stesse caratteristiche che Dan Buettner ha individuato nei soggetti delle Blue Zones, dove lui inizialmente si recava come fotografo per il “National Geographic” e trovava comunità dove gli anziani vivono da sempre con energia e vigore fino ad età da record. Incuriosito da questi casi, Buettner da fotografo di fama si era trasformato in ricercatore dei segreti della longevità, scoprendo che il comune denominatore che si ritrovava in tutti i centenari e pluricentenari di aree geografiche anche lontanissime tra loro, era proprio l’amore per sè e per la vita ed un’esistenza condotta nell’armonia, nell’affetto, nella comprensione e nella capacità di lasciar andare. Tornando ai casi di guarigione completa, il minimo comune denominatore era soprattutto la presa di coscienza della necessità di un mutamento, di una trasformazione di quegli aspetti della propria vita che spesso la persona già conosceva, in contrasto con il proprio sè più profondo e con il proprio benessere, ma che per ragioni diverse non riusciva a modificare in quel momento. Talora si trattava di situazioni lavorative avverse o contrarie alle inclinazioni personali, di dinamiche sentimentali nelle quali la persona accettava compromessi; a volte si trattava di conflitti interiori, di conflitti di svalutazione, di rimpianti, conti in sospeso, questioni passate mai risolte. Allora ho cominciato a capire che la malattia fisica è l’esito di un processo che avviene al di fuori della consapevolezza, frutto di emozioni represse, schemi inveterati, blocchi interiori che al termine di un iter più o meno lungo, risultano nocivi per il corpo, che in fondo, con la comparsa del sintomo, ci dà infine l’estrema opportunità di comprendere e guarire. La `malattia` dunque ci costringe a rivedere i nostri schemi e le nostre leggi interiori, a comprendere quanto siano dannosi per noi e quanto essi si traducano parimenti in ormoni, neuropeptidi, sostanze biologiche che provocano il danno cellulare e tissutale. In questo senso, la “mal- attia” è “ben- attia”, cioè una occasione di guarigione. La colonna vertebrale é l’organo sicuramente più impegnato del nostro corpo. Alla colonna sono legati 550 muscoli, 400 legamenti e tendini, nonché 144 articolazioni. Il tessuto osseo non è statico e pietrificato come il suo aspetto lascerebbe supporre, bensì è una stato di continuo rimaneggiamento e rinnovamento. Questo equilibrio è quindi indispensabile per conservare le caratteristiche e viene detto accoppiamento osteoclastico- osteoblastico. Il riassorbimento è essenzialmente opera dell’osteoclasto e avviene in vagotonia, nella fase di riparazione, mentre il processo osteoblastico, la cui funzione è quella di provvedere alla sintesi della matrice ossea, avviene in fase vagotonica. In simpaticotonia sono quindi gli osteociti, le cellule ossee propriamente dette, circondate dalla matrice ossea sintetizzata dall’osteoblasto, ad andare in atrofia, per riduzione volumetrica o per rarefazione strutturale dovuto al conflitto di svalutazione. Ne consegue una diminuita formazione di tessuto osseo per ridotta attività osteoblastica, o un accentuato riassorbimento del tessuto osseo in conseguenza di una aumentata attività osteoclastica. In questi venti anni e più di attività specialistica, ho curato migliaia di ernie del disco. In conflittolisi, dopo una svalutazione, la vertebra si incurva e spinge il disco. A livello lombare, l’80% delle ernie discali comprime le radici a livello di L5 o S1, con spesso associata debolezza dei muscoli tibiale anteriore con perdita di sensibilità della faccia dorsale del piede. A livello cervicale le più comuni sono in C6- C7, con dolore sul dorso del trapezio e sulla sommità della spalla e spesso si irradia alle prime due dita. Chi confida troppo nelle proprie forze, chi ha affrontato un compito troppo difficile e chi non è stato all’altezza della pressione che ne è derivata, si procura facilmente un’ernia. In questi casi l’indicazione terapeutica migliore è la medicina manuale, sfruttando quelle tecniche mirate a ridurre la pressione meccanica alla base della patologia erniaria. Già dopo poche sedute (2- 3) il paziente starà subito meglio, con riduzione del dolore, recupero dei movimenti e della funzionalità della colonna vertebrale e accelerazione della fase di guarigione, in quanto l’ernia, come tutte le malattie dei tessuti mesodermici (ossa, legamenti, tendini, muscoli e articolazioni) si manifesta in fase di risoluzione del conflitto. Una volta superata la fase acuta si spiegherà a paziente il conflitto che ha generato tale “malattia” e si farà in modo di evitare la recidiva conflittuale. (I nostri risultati medico-riabilitativi sulle ernie sono sul sito web: www.fisiocmr.it) Dopo oltre 30 anni dall’inizio di queste scoperte, purtroppo siamo ancora a “presumere” che siano vere. Ancora la medicina manuale si conosce poco e non viene spesso consigliata come terapia, nonostante la sua efficacia sia altissima e l’assenza di effetti collaterali, e la nuova medicina viene addirittura osteggiata. Michael Furter, medico svizzero, esperto in medicina manuale, uno dei più grandi medici del secolo, sostiene che l’efficacia della medicina manuale sia del 100%, se praticata in maniera precisa e competente e sfida di portargli un paziente in cui la medicina manuale, se ben applicata, possa portare giovamenti. Pertanto il mio invito ai colleghi medici che leggeranno il libro è di verificare, partendo dalle patologie più semplici sino alle più complesse, valutando sia l’efficacia della medicina manuale (questo magari se non si è esperti in medicina manuale, inviando il paziente al medico manuale più vicino o, ovviamente, mandandoli nei nostri centri), sia verificando per ogni paziente la corrispondenza del conflitto preciso e inconfutabile alla base della patologia di cui è affetto il paziente. Quest’ultima verifica è facilmente valutabile chiedendo al paziente “cosa è successo qualche settimana prima” dell’inizio della patologia e, nel caso delle patologie ortopediche o che interessano il tessuto mesodermico, chiedendo “cosa ha risolto 2-3 settimane prima”, tenendo presente anche la lateralità (destrimano o mancina) del paziente. Pertanto allego altri conflitti che in questi anni ho trovato associati in maniera evidente e sempre verificabile nelle altre patologie ortopediche e neurologiche che in questi anni ho riscontrato nei tantissimi pazienti avuti sotto cura. Le ossa sono ciò che abbiamo di più profondo in noi e intorno a cui tutto si costruisce e tutto si appoggia. Sono anche la parte più dura e solita che protegge il midollo. Quando ci si sente svalutati fin nelle ossa “mi ha colpito sino al midollo” abbiamo la demineralizzazione, o meglio la densità ossea si riduce in proporzione alla massa conflittuale, in funzione del tipo specifico di svalutazione. In simpaticotonia non si avvertono dolori e, raramente, nonostante l’osteolisi, vi possono essere fratture, poiché il periostio serve da bendaggio dell’osso. Dopo la soluzione del conflitto, le ossa si ricalcificano con dolori più o meno forti. L’osso si ricalcifica grazie ad un edema che gonfia il volume dell’osso che si ripara, questo edema permette il trasporto dei materiali di ricostruzione e drena le scorie. Alla fine della ricalcificazione il liquido viene evacuato e i sali minerali, calcio, etc, si depositano nello spazio lasciato libero dall’edema. E’ la formazione del callo osseo e l’osso è più forte di prima. Il dolore osseo, che è difficile da sopportare e, a sua volta, può creare un ulteriore conflitto, è necessario per obbligarci a stare immobili. Sono conflitti di svalutazione per se e per gli altri, in genere legati all’attività e al movimento, come lo sport o la propria abilità, legati alla paura del fallimento personale o anche dei figli, con la paura che gli accada qualcosa. E` una delle più antiche malattie articolari conosciute. E’ presente in segmenti ossei riferibili al periodo preistorico Neanderthaliano. Si ritrova in tutti i vertebrati, il che fa pensare che nel corso dell’evoluzione sia stato un meccanismo paleozoico di riparazione, piuttosto che una malattia. Infatti è presente negli animali filogeneticamente più antichi, pesci, anfibi, rettili, dinosauri, mammut, uccelli, orsi, balene, delfini, tutti gli animali che vivono nell’acqua. Vi sono unicamente due specie al mondo che non soffrono di artrosi e sono due mammiferi che vivono con il corpo sospeso e capovolto: i pipistrelli e i bradipi. In tutti i conflitti delle ossa, a risoluzione in vagotonia, si presenta un callo, e nessuna persona al mondo può ritenersene esente, soprattutto dopo i 40 anni, dall’avere piccoli o grandi noduli di ricalcificazione da qualche parte. E’ il peso stesso della vita in rapporto con l’ambiente, ogni situazione che riguarda il “sapersi muovere”, la resistenza agli sforzi e le mosse giuste”, la cartilagine ialina non presenta vascolarizzazione, né innervazione, né vasi linfatici e soltanto il 5% del suo volume è occupato da cellule. Eppure noi “medici ostinati” continuiamo a fare infiltrazioni di varie sostanze (acido ialuronico, pappe piastriniche e altre) pur sapendo che la cartilagine non è vascolarizzata e che quindi tali sostanze non arriveranno mai nella cartilagine, essendo priva di vasi sanguigni e linfatici. Tuttavia si è dimostrato che le lesioni della cartilagine possono cicatrizzare praticando il riposo associato alla medicina manuale (con tutti i suoi effetti meccanici e biologici come descritto nei capitoli precedenti) e un lavoro riabilitativo muscolare specifico che permetta una migliore biomeccanica dell’articolazione (vedi risultati ottenuti nei nostri centri di medicina riabilitativa, C.M.R., andando sul sito web: www.fisiocmr.it). Andando un po’ più nello specifico, in questi anni ho sempre trovato un’associazione fra la coxartrosi (dolore articolare dell’anca) e un conflitto soprattutto femminile di chi è obbligato a cedere sempre e non ha mai iniziative. Esempio: una signora che è venuta al mio studio dopo aver già subito due interventi di protesi d’anca per coxartrosi ma continuava ad avere dolore. La signora aveva un marito che la comandava a bacchetta da sempre; per tre volte racconta di averlo lasciato ma di essere sempre ritornata perché la sua fede religiosa le impediva di lasciarlo. In questo caso alcune sedute di terapia manuale, mirate a liberare e “sfiammare” il nervo crurale e l’arteria femorale, responsabili del suo dolore, associata a una presa di coscienza del suo conflitto con il marito, hanno risolto la situazione. Per quanto riguarda il ginocchio, invece, il conflitto trovato sempre alla base della sintomatologia dolorosa e “artrosica” è quello di “non riesco a reggere una situazione in cui sono sempre di corsa”. “Non riesco più a stare dietro a tutto quello che mi sono impegnato a fare” e soprattutto “non voglio sottomettermi all’esigenza di aver bisogno di aiuto”. Il classico esempio è quello delle signore, e negli anni ne ho incontrate e curate davvero tante, che devono accudire il padre malato e, nello stesso tempo, devono stare dietro al marito, e inoltre fanno l’insegnante in una scuola superiore. Sono sempre coloro che “hanno corso per tutta la vita”! Confessano di non far farcela più ma di non riuscire a fermarsi e magari, dopo la risoluzione del conflitto (spesso in questi casi dopo la morte del padre malato), iniziano dei forti dolori al ginocchio con gonfiore. In genere anche questi pazienti, con poche sedute di medicina manuale, uno specifico lavoro riabilitativo muscolare in modo da recuperare la forza e la biomeccanica articolare del ginocchio, e la comprensione da parte del paziente del senso biologico del conflitto, otteniamo, presso i nostri centri di medicina riabilitativa (CMR) dei risultati eccezionali (98% di efficacia!). Le patologie della spalla assumono svariati nomi, dalla periartrite scapolo-omerale, o Malattia di Duplay, alla sindrome da conflitto scapolo-omerale, o ancora alla lesione della cuffia dei rotatori o alla spalla dolorosa calcifica o capsulite adesiva fino alla spalla congelata. In realtà in tutte queste patologie cambia solo il nome ma i sintomi sono sempre gli stessi: dolore alla spalla, limitazione dei movimenti e atrofia della muscolatura per precipitazione di Sali di calcio in prossimità dell’inserzione muscolare. In simpaticotonia (conflitto attivo) abbiamo infiammazione decalcificazione dei tendini dei muscoli sottospinato e, più spesso, sovraspinato presso l’inserzione omerale. In risoluzione abbiamo l’ossificazione, a volte discontinua, per rendere più forte quella parte. Ricordo che tendini, muscoli e ossa sono di derivazione embrionale mesodermica, quindi in gioco quando parliamo di spalle dolorose non c’è solo l’omero. In particolare i tendini, con le rispettive guaine, le aponeurosi, le fasce tendinee, i legamenti e le formazioni di connettivo fibroso annesse agli organi di movimento, come pure le borse, costituiscono formazioni fra loro affini nello sviluppo, nella funzione e nella patologia. Cambia solo la tonalità del conflitto, ovvero, se il problema è avvertito sopra la spalla è “perché non mi sento libero di muovermi, vorrei fare qualcosa ma non posso”, se il problema è nella parte posteriore della spalla “vorrei liberarmi del problema ma non riesco”, se è nella parte anteriore della spalla “vorrei portarlo verso di me, ma non sono capace”. La parte interna del braccio e della spalla è per tenere (avvicinare), la parte esterna è per respingere (allontanare). Ovviamente anche per la spalla esiste la lateralità: spalla sinistra, per un destrimano, è un conflitto di svalutazione che si ha di sé, in quanto genitore, per cui “non ci si sente liberi di agire” nei confronti dei figli. “Sono una cattiva madre, o padre”, inteso anche nel senso di coloro che si considera come figli, anche un cane, un gatto o un pappagallo. La spalla destra, per un destrimano, è un conflitto di svalutazione di sé nei confronti del partner o con la propria posizione sociale, oppure in rapporto con i propri fratelli o sorelle. “Non sono un buon marito”, “non sono una buona moglie”, “non sono un professionista o un lavoratore apprezzato”, “non sono un buon studente”. Nel mancino e ovviamente tutto al contrario. Anche per quanto riguarda le patologie di spalla, in questi anni ho avuto il 100% di risultati, associando la medicina manuale, la ginnastica muscolare specifica e la presa di coscienza del conflitto alla base della sintomatologia corporea. Le tecniche di medicina manuale applicate alle “patologie” di spalla, sono davvero eccezionali, a volte sbalorditivi, con risultati immediati. La terapia manuale, in questi casi, è mirata al recupero dell’articolarità della spalla, allo stretching capsulare e al riposizionamento in asse dell’articolazione stessa, per cui preferisco usare tecniche tipo quelle di MC Connell, di Mulligan, o il massaggio frizione trasverso di Cyriax. Tramite queste tecniche, a seconda dei casi, privilegerò più una che l’altra; riesco in pochissime sedute a ridurre biologicamente e non farmacologicamente il dolore, accelerando il processo di guarigione che comunque già l’organismo aveva messo in azione per favorire la calcificazione dell’omero e dei tendini che in fase attiva del conflitto avevano subito una decalcificazione. La medicina manuale, ribadisco, non blocca il dolore come fa un farmaco bloccando quindi il processo di riparazione che l’organismo ha messo in moto una volta che il paziente ha superato il conflitto di svalutazione di sé. La medicina manuale, invece, modula il dolore rendendolo più tollerabile e meno forte ma senza bloccare il processo di guarigione (in questo caso di calcificazione susseguente a un processo di decalcificazione), anzi addirittura accelerando tale processo e permettendo alla natura di “guarire” prima. La fuoriuscita di ecchimosi subito dopo le prime sedute di medicina manuale, sono una conferma di tale accelerazione, in quanto è come se si accelerasse quel magico processo di guarigione che la natura ha creato in milioni di anni, chiamato infiammazione, al termine del quale si formerà un tessuto sano e ancora più forte. Questo è, infatti, il senso biologico di tale processo naturale, creare un tessuto osseo, tendineo e muscolare più forte di quello colpito dal conflitto, in modo da “essere più forte” nel caso quel tessuto vada ancora in conflitto. La natura è una macchina perfetta, noi dobbiamo soltanto seguirla e aiutarla nel suo percorso senza andare ad alterarla, così come spesso facciamo intervenendo chirurgicamente e togliendo quei capolavori della natura che sono le nostre articolazioni, solo perché non riusciamo a capire il perché di quel dolore. E’ come se la nostra autovettura ci segnalasse, tramite una spia, che l’olio sta finendo e noi, invece di controllare e aggiungere dell’olio, rompessimo la spia in modo da non essere più disturbati. Non si interviene chirurgicamente per un dolore perché togliere un’articolazione o qualunque parte del nostro corpo, forse a volte riduce il sintomo, ma non risolve il conflitto alla base del sintomo e spesso ne produce altri. Comunque, tornando alla “nostra” spalla c’è da dire che anche un lavoro muscolare specifico del cingolo scapolo-omerale, mirato al miglioramento degli scompensi muscolari, sempre presenti nelle patologie di spalla (e non solo) e all’allungamento dei muscoli che, sottoposti ad un aumento di pressione, appaiono sempre accorciati e fibrotici (trapezio, dorsali, etc), favorisce una guarigione completa. Ribadisco che tutte le patologie ortopediche (osso, muscoli, tendini, connettivo, vasi, ) manifestano i loro sintomi in fase di risoluzione del conflitto, per cui si potrebbe anche non andare a scoprire il conflitto alla base ma una presa di coscienza del conflitto serve sia a eliminare la “paura della malattia” sia ad evitare la recidiva.